mercoledì 7 gennaio 2015

FIERA DI S. MICHELE ARCANGELO DI MONTESCAGLIOSO 2 OTTOBRE 1757

Fiera di S. Michele Arcangelo di  Montescaglioso
Cronaca dell’investitura del Mastro di Fiera.
2 OTTOBRE 1757
A cura di Ariberto Salati


Con sommo interesse ho appreso che le Associazioni culturali di Montescaglioso, con il patrocinio del Comune, hanno recuperato l’antica e gloriosa fiera di S. Michele Arcangelo.
Sono sicuro, con questo mio lavoro, di aggiungere un tassello al mosaico della storia dell’Abbazia e della “Universitas” di Montescaglioso.
L’oggetto della mia trattazione segna il passaggio della gestione della Fiera dai PP. Benedettini alla Universitas.
Riporterò la cronaca della cessazione dell’investitura del Dr. D. Francesco Salati [1] Mastro di Fiera eletto dai Rev. PP. Benedettini, a Mastro di Fiera eletto dalla Regia Udienza Provinciale di Matera così come ci è stato tramandato il Notaio Alessandro Palma di Pomarico, il 3 ottobre 1757.[2]

Premessa.

Nell'antichità le fiere nacquero spontaneamente come sodalizi commerciali per l’esigenze delle popolazioni rurali di collocare i prodotti delle attività agricole e artigianali.
Sorsero, in concomitanza con importanti festività locali, intorno ai grossi centri religiosi o ai crocevia delle grosse vie di comunicazione.
L’insufficienza, però, delle strade di comunicazione e la mala sicurezza ostacolavano in vario modo il commercio ma feudatari, Universitas e ordini religiosi concessero ai mercanti protezione, esenzioni e privilegi. 
Così, ogni fiera si diede uno statuto che ne regolava la gestione, l’andamento e la durata.
Come è noto, a Montescaglioso la fiera si svolgeva a ridosso delle mura del Monastero Benedettino ed iniziava il giorno della festività di S. Michele Arcangelo, il 27 settembre di ogni anno, ed aveva la durata di dieci giorni.
Il Santuario assurse così ad un ruolo di primo piano come centro devozionale e commerciale, e diede un decisivo impulso alla vita sociale, economica e religiosa non solo alle popolazioni della Basilicata ma anche a quelle delle province vicine.
Voler stabilire una data d’inizio di questo mercato è impresa non facile; dall’Abate D. Serafino Tanzi, nella sua “Istoria cronologica” del monastero, scritta nel 1746, apprendiamo che nel mese di marzo 1115 la contessa di Montescaglioso, Emma d’Altavilla, concesse all’Abate Crescenzio “in perpetuum” la potestà di esercitare, nello spazio dei dieci giorni della fiera, la giustizia nelle cause civili e la facoltà di esporre le proprie insegne, che il Tanzi così descrive: “ Lance d’oro, spade dello stesso oro infisse in uno scudo azzurro e l’immagine d’oro di S. Michele Arcangelo nello stesso azzurro, erano soliti esprimere ogni volta la corona di conte, ma non il bastone e la mitra o il berretto”.
Federico d’Aragona re di Napoli (1497 – 1504) estese tale diritto alle cause criminali e miste, con facoltà di decretare l’ultimo supplizio.[3]
Il monastero, in conformità delle concessioni regge, ogni anno in occasione di detta fiera, eleggeva  un Giudice Vicario chiamato “Magister Nundinarum” il quale durante i dieci giorni del mercato aveva amplissima giurisdizione su tutto il territorio di Montescaglioso e pronunciava sentenze in tutte le cause miste e di mero imperio fino alla domenica che precedeva la festa dedicata a S. Michele Arcangelo.[4]
Tali diritti esclusivi i PP. Benedettini li esercitarono fino all’anno 1757, cioè fino a quando il marchese di Montescaglioso investì dell’argomento la Regia Udienza di Matera, la quale chiese ai RR. Padri di esibire le patenti e i privilegi di cui andavano fieri.
Sedeva, allora, sul trono di Napoli quel Re che la storia e la letteratura ci hanno tramandato come uno dei sovrani più illuminati d’Europa, Carlo III di Borbone, che con la celebre prammatica del 1738 riformò la decadente amministrazione della giustizia e nel 1741 concluse con Papa Benedetto XIV un concordato con il quale si appianarono tutte le controversie giurisdizionali con la S. Sede.[5]
Certamente la sentenza pronunciata dalla Regia Udienza di Matera  in favore della tesi dell’ Ill.mo Marchese di Montescaglioso chiarì una situazione insostenibile che si era creata con l’Abate del Monastero e con i suoi predecessori; concesse al feudatario e alla Civica Universitas un ruolo preminente nella organizzazione e nella gestione della fiera in questione.
A tal proposito vediamo cosa dice Giuseppe Salati nel suo libro “L’antica Gioi “ della fiera della Croce che ancora oggi si tiene, con le dovute varianti, in quella cittadina:
“ La bandiera di detta fiera si inalberava in Gioi nel giorno 4 settembre di ciascun anno,
e tutti i magnati e baroni dell’Università, compresi quelli del Cilento intero, i quali dietro apposito invito sentivano l’obbligo di recarsi a Gioi, ed avevano l’onore di accompagnarla.
Ogni anno si nominava il Mastro di Fiera, il quale, precedendo la bandiera a suono di tamburo e sparo di moschetteria, si recava sul posto e giudicava non solo durante i quattro giorni di fiera, ma anche per gli altri undici giorni successivi, avendo giustizia civile, commerciale ed anche criminale.
Per lo stesso numero di giorni la bandiera restava esposta e custodita dai bargelli Baronali e da altre guardie.
Nell’istessa maniera e pompa, come si era portata, la bandiera veniva restituita al Palazzo Baronale,dove restava esposta”.  [6]

La cronaca dei fatti:

2 ottobre 1757.

Al fine di mettere in chiaro la controversia sorta tra il Feudatario (il marchese D. Camillo Cattaneo) e l’Abbazia di S. Michele, il 2 ottobre 1757 si riunirono in Montescaglioso dinanzi al regio notaio Alessandro Palma della terra di Pomarico, al giudice a contratti e testimoni, sotto giuramento “ad Dei Evangelia”, i signori:
Il sig. D. Antonio di Rugiero, Governatore[7] e Giudice della città di Montescaglioso;
Il sig. Maurizio La Gamba di questa medesima città;
Il mag.co Notaro Giovan Battista Pace anche di questa città;
Angelo Antonio Cansoniero e Saverio Mulfè, “alguzzini della Regia Udienza Provinciale di Matera”.
Il Sig. D. Antonio di Rugiero asserisce che “ ieri il giorno dopo pranzo circa le ore 23 ( le ore 17 di oggi) il primo di questo suddetto corrente mese si portò dal Dr. Sig. D. Francesco Salati di Matera, Mastro di Fiera di questa sud.a Città (Montescaglioso) destinato prima dalli PP. Benedettini….ed avendolo ritrovato sopra della casa ove reggeva la Corte,[8] e propriamente nella casa delli medesimi PP. Benedettini dirimpetto al loro Monastero, per comunicargli che nella Regia e Provinciale Udienza si era tenuto un tribunale abbreviato alla presenza del sig. Preside, per discutere la causa di giurisdizione del Mastro Mercato a seguito della vertenza sorta tra l’Ill.mo Marchese della Città di Montescaglioso e i PP. Benedettini, i quali non avevano esibito, “in esecuzione dei supremi Reali Ordini” i privilegi ordinati da S.M. ( Sua Maestà) “Dio Guardi”.
Per cui, il Tribunale ha decretato che esso sig. D. Francesco Salati avesse desistito dall’esercizio di Mastro di Fiera nominato dai PP. Benedettini e che il sig. Salati doveva riassumere la giurisdizione di Mastro di Fiera come destinato dalla Regia Udienza per la durata dei dieci giorni della Fiera di S. Angelo e che a momenti gli sarebbero state spedite le “lettere patentali e una lettera Regia dello stesso tribunale.
Il governatore asserisce che da parte dell’ Illustre Marchese non vi era stata alcuna difficoltà per tale nomina, anzi, vi era tutto il piacere e il consuolo, che esso sig. Salati, Mastro Mercato eletto dai PP. Benedettini, avesse iniziato a funzionare nell’ istesso Ufficio in nome della Regia Udienza e che l’ Ill. Marchese non aveva alcun dubbio, anzi era sicuro e confidava nella di lui probità e prudenza con la quale avrebbe trattato le cose senza dare occasione a lagnanze e a ricorsi a ciascheduna delle parti” ( a Lui e alla R. Udienza).
A tal oggetto, appena gli sarebbero state presentate le lettere patentali doveva iniziare a sottoscrivere gli atti giudiziari come delegato della R. Udienza e per non suscitare gelosie doveva cambiare il Camerlengo, [9] “la famiglia armata” il Catapano[10] e ogni altro Ufficiale a lui subalterno nell’ufficio di Mastro di Fiera. Doveva così eleggere altre persone e far cessare quelle elette dai PP.Benedettini con lo spedire lui le nuove Patenti.
E siccome non vi era nessuna difficoltà nella sua persona così pure nella persona del mag.co Marco Calcullo che poteva essere assunto come Mastro d’Atti.[11]
Ma al contrario tutte le altre persone elette dai PP.Benedettini “non concorrendosi vi ci s’incontrava tutta la difficoltà”.
Nel contempo il Mastro Mercato nominato dalla R. Udienza non poteva risiedere e “tener Corte” nella stessa casa ove aveva funzionato come Mastro di Fiera eletto dal Monastero. Doveva quindi recarsi dal Sindaco perché questi avrebbe provveduto a fornirgli una casa per “risiedere e reggere Corte” ed inoltre doveva “levare la bandiera posta dai PP. Benedettini e defiggere i bandi da lui fatti effigere come eletto dai RR. PP.
E ogni altra cosa si rimetteva alla sua saviezza e prudenza.
Il Dr.  Francesco Salati rispose che avrebbe eseguito alla lettera tutto quanto gli avevano ordinato e con “tutto il suo piacere avrebbe riassunto l’Ufficio di Mastro di Fiera destinato dalla R.Udienza, e che avrebbe defisso i banni da lui fatti in precedenza, avrebbe levato la bandiera dei PP. Benedettini e che avrebbe spedite le nuove nomine al Camerlengo, al Catapano, e alla famiglia della corte del Mastro di Fiera.
Nel frattempo giunsero: “ l’ Algoziono della R.Udienza Saverio Mulfè”, l’ Algoziono Angel’Antonio Canzoniero, un Albanese e il Mag.co Notaio Giovan Battista Pace, erano le ore 23 e mezza (le ns. 17,30), l’Algoziono del Tribunale notificò al sig. Salati la Lettera Regia e le Lettere Patentali spedite dalla R.Udienza.
Le Lettere furono ricevute con tutti gli onori e riverenza dal sig. Salati, “il quale totalmente se le pose sopra la capa”.
L’ Algozino gli chiese di dargli riscontro di quanto gli aveva commissionato il Tribunale, il sig. Salati gli rispose che sul dorso della patente gli avrebbe fatto “ l’osservanza, ed avrebbe dato conto e riscontro al Tribunale dell’esecuzione con risposta, che questa mattina gli avrebbe consegnata ad ore 14 “( le ns. 8).
Indi riprese a parlare con D. Antonio Maria Ruggieri col Notaio G. B. Pace che egli stesso (Salati) avrebbe, d’ora innanzi, provveduto alle cose su dette. Se ne andiede il mag.co Notaro Pace e sopraggiunse D. Nunzio La Gamba con un’istanza scritta in nome della vedova Vita Nicola Venezia di Montescaglioso comparendo dinanzi al Dr. D. Francesco Salati come Mastro Mercato della Reggia Udienza nella causa di soddisfazione dei medicamenti somministrati al q.m Lorito Venezia dalla Spezieria del Rev. Monastero di S. Angelo.
Dopo di che il sig. D. Antonio Maria Ruggieri si licenziò e se ne calò con D. Nunzio La Gamba.
Il sig. Salati li rassicurò che “d’ora innanzi avrebbe provveduto alle cose succennate”.

Il 3 ottobre

Il giorno successivo il 3 di ottobre sentirono la necessità di riunirsi nuovamente verso l’ora decima, circa le quattro del mattino, e proprio nella casa dove il Mastro Mercato regge la Curia davanti al Monastero di S. Michele Arcangelo, in pubblico testimonio e alla presenza del Regio Notaio Alessandro Palma di Pomarico, al Giudice ai Contratti Domenico Morano e testimoni per mettere in chiaro qunto si era detto e fatto il giorno precedente:
Angelo Antonio Cansoniero, Algozino del Regio Tribunale di Matera;
Il Dr. D. Antonio Maria Ruggieri attuale Governatore e Giudice della Predetta città (Montescaglioso);
Il Mag.co Grazio Gatti, Sindaco;
Giovan Domenico Motta, Eletto;
Il Mag.co Notaio Giov. Battista Contangelo, Cancelliere di questa Mag.ca Università;
Il Mag.co Notaio Ferdinando Nicola La Fratta;
D. Nunzio La Gamba;
Angelo Nicolò Cotugno;
Melchiorre Piagno;
Giuseppe Saverio Vinzi.
Nella stessa casa si trova anche il mag.co Marco Calcullo, qualificatosi Mastro d’Atti delle Nundive (mercato) in nome della R. Udienza, al quale l’Algozino Angelo Antonio Canzoniero consegna una lettera chiusa ed ha “pronunciato l’istanza di voler ivi la Persona di D. Francesco Salati, Mastro di Fiera in nome della R. Udienza” al quale deve notificare gli ordini del Tribunale.
Adesso avremo l’occasione di “assistere” alla cerimonia d’investitura di Francesco Salati a Mastro di Fiera della Regia Udienza.
Il Marco Calcullo si è partito dalla casa curiale avanti di noi, ed è entrato nel Monastero dei PP. Benedettini, doppo un poco è tornato accompagnato col d.o Sig. D. Francesco Salati ed avanti di noi predetti il sud.o Algoziono li ha consegnata a d.o Sig. Salati una lettera con suggello volante dell’Ill.mo Sig. Preside, quale lettera lettasi da d.o Sig. Salati, ha detto: Ecco, che la mia relazione è capitata in Tribunale, e seguitando a leggere ha detto: li Banni Pretorii sono già fatti col titolo di S.M. (Dio guardi), e con quello del Sig. Preside Provinciale, ed ha detto al sud.o Marco Calcullo, che l’avesse fatto osservare a tutti essi predetti costituiti, come ave eseguito il sud.o Marco Calcullo, cacciando fuori dalla sua sacca un foglio, nel quale sul principio vi stà il titolo di S.M. (Dio guardi) di poi il titolo dell’Ill.mo Sig. Preside, appresso più capi di Banni, ed indi la firma di d.o S. D. Francesco Salati, firmandosi: Magister Nundinarum Nomine Regae Audienze, così pure di Marco Calcullo Magister Actus Nomine Regae Audienze.
Dopo di che il sud.o Algozzino ha risposto che essendo lui il giorno precedente stato a notificare con un altro Algozzino al Sig. Salati il Decreto della R. Udienza e portatali la patente di Mastro di Fiera in nome della R.Udienza, e quella consegnata al sig. Salati, li disse che l’ordine del Tribunale dato al Algozzino che le risposte l’avesse portate esso Algozzino, e il Sig. D. Ciccio mi disse, che a quattordici ore di ieri mattina mi avrebbe consegnate le risposte, ed avendo io assistito fin all’ore sedici, mi disse, che le aveva mandate per altro corriere suo, e tornatamene ieri nel Tribunale con avere  riferito al sig. Capo Ruota tutto questo, detto Ministro mi voleva carcerare, onde mi ha imposto, che la risposta di quest’ordine (presentato) in presenza di tutti questi testimoni la dessina in mano mia per tutte l’ore venti, dovendomi trovare in Tribunale per le ore ventidue di questa giornata, e perciò me ne protesto avanti loro Sig.ri, al quale esso sig. Salati ave risposto volerlo disbrigare per detto tempo. Di poi ha risposto il Sig. Governatore dicendo, che non importava d’aver fatti li banni col titolo di S.M., dell’Ill.mo Sig. Preside colla sua firma di Magister Nundinazione nominato dalla Regia Udienza se li teneva in sacca il Sig. Marco Calculli, in sequela di qual discorso il Sig. Marco Calculli, l’ave subito affissi nel muro interiore di detta Casa bene in vista da essi istituiti,… de quò fatemur.
E di più il Sig. Governatore ha detto che si levasse dal pubblico la bandera, e perché in quella vi è l’impresa dei Padri Benedettini ed a  tenore dell’ordine della Regia Udienza deve starci la Bandiera coll’imprese di S.M.( Dio Guardi) a quelle parole ha risposto il sud.o Sig. Mastro di Fiera, che in quella Bandiera vi erano l’imprese e l’armi dei Re predecessori, onde dal Mastro di fiera si è fatto spiegare ed aprire la Bandiera, e si è visto, ed osservato l’effige di S. Benedetto, non già l’Arme dell’attuale Regnante S.M. (Dio guardi), onde il Sig. Governatore ha detto: Ecco la verità, questa è l’effige di S. Benedetto, e non ci sono le Reali imprese di Carlo di Borbone, il Re nostro Signore (Dio guardi).
E così il Sig. Salati, Mastro di Fiera ave ordinato togliersi dal pubblico la Bandiera, in presenza di detti costituiti, ed che a seguito de quò testamur, dicendo volerci mettere altra Bandiera con l’effige di S.M. se ne trovasse qui, oppure si faceva fare dal Pittore, che lui ce la metteva.
Indi poi esso mag.co Sindaco ha detto di riconoscere la Persona di D. Francesco Salati come Mastro di fiera in nome della Regia Udienza e come tale pronto ad ubbidire ad ogni suo dire, offrendosi prontissimo a dargli tutta l’assistenza, e le genti di servizio secondo lui starebbe per ordinare, e il sig. Mastro di Fiera ha risposto che l’avrebbe richiesto, e che aveva già spedite alcune patenti col titolo di S.M., e dell’ Ill.mo Sig. Preside, ed in esse aveva detto, che per tale ragione ogn’uno lo riconosca, e gli da aiuto e favore; il Mag.co Sindaco  ave replicato esser pronto all’obbedienza.
Di tutto quel discorso rispettivamente tenuto a richiesta del ma.co Erario della Marchesale Camera, se n’è formato il presente pubblico atto per futura cautela e per la verità delle cose predette…..   
E così hanno giurato.
Presenti: Domenico Morano Reggio Giudice ai Contratti; Giuseppe Domenico de Chijo; Nicola Antonio Primavera; Saverio de Vetere da Matera ed altri.




[1] Francesco Salato – nacque a Pomarico l’ 8 marzo 1696, da Stefano Salato e Caterina Giannullo, si laureò a Napoli in U.J. il 27 Giugno 1719. Da A.S.N.- Collegio dei dottori – Vol. 58-Fascicolo 92-fol. 2-3v.
[2] Archivio di Stato di Matera (A.S.M.) – Protocolli notaio A.Palma di Pomarico a. 2-10-1757- Coll. 418.
[3] Ab. Serafino Tansi -HISTORIA CRONOLOGICA MONASTERII "S. MICHAELIS ARCHANGELI" Montis Ceveosi - congregationis Casinensis Ordinis Sancti Benedicti ab anno MLXV ab annum MCDLXXXIVecc. Neapoli, MDCCXLVI-Ex typografia abbatiana. pag- 45. -
[4] Historia Cronologica Monasterii S.Michaelis Archangeli ecc. o.c. – Arcangelo Copeti -Notizie della città e di cittadini di Matera- a cura di Mauro Padula e Domenico Passarelli. Pag. 183.
[5]Domenico Martuscielli - Storia del Regno delle Due Sicilie - Napoli 1836- presso g. De Bonis. -pag.313.
[6] Giuseppe Salati- “L’Antica Gioi”- Notizie storiche – MCMXI – Ditta editrice La Meridionale di Bari- pag. 79-
[7] Governatore: Le Corti locali sostituirono gli Ufficiali Baronali che furono anche chiamati Governatori, Viceconti, Viceduchi ecc…, che a loro volta sostituirono gli antichi baiuli e Camerlenghi….Erano costituite dal Governatore e da uno o due Mastrodatti.
[8] La Corte del Mastro di Fiera era così composta: Mastro d'atti, Camerlengo, Catapano, Ufficiale subalterno, Famiglia Armata.
[9] Camerlengo: era preposto alla sorveglianza della città nelle ore notturne……” e come tale aveva la facoltà di carcerare, ed escarcerare ogni persona, che in tempo di notte evesse trovato senza sua speciale licenza e che l’avesse trovato facendo qualche disculezza, mentre in mano sua aveva la chiave delle carceri”. Da A.S.N. Fondo monasteri soppressi – Vol. 5676, foll.50v-52v. 
[10] Catapano (o catepano): (dal greco katà “sopra” e pán “tutto”, cioè in termini moderni soprintendente)
Nome che nei secoli X e XI veniva dato al funzionario dell’amministrazione civile e militare bizantina nelle Puglie, con sede a Bari.
Veniva nominato per un breve periodo, solitamente due o tre anni, dall’imperatore bizantino ed era investito di amplissimi poteri, quali il comando delle forze armate di terra e di mare, l’amministrazione della giustizia tra laici e tra laici ed ecclesiastici (solitamente giudicava in grado di appello, ma eccezionalmente anche in prima ed ultima istanza) ed aveva competenza esclusiva per i reati di lesa maestà.
Come capo dell’amministrazione civile provvedeva a sovrintendere a lavori di straordinaria amministrazione, quali ad esempio il restauro o la fondazione di mura cittadine e la difesa dei privilegi del clero. Provvedeva ad imporre e a far riscuotere tributi (stratia o militia) e decideva sulle esenzionie sui privilegi fiscali. Il Catapano era coadiuvato da fedeli collaboratori, che non erano titolari di uffici determinati, ma si rendevano disponibili ad espletare gli incarichi suggeriti dalle necessità del momento o richiesti dal Catapano. Caduto il dominio bizantino, il Catapano divenne un magistrato con funzioni analoghe, prima in Sicilia e poi nel Napoletano......
[11] Mastro d’atti: -addetto alla registrazione delle diverse pratiche amministrative e di contabilità. Da A. Copeti-notizie ecc. o.c.