Fiera di S. Michele Arcangelo di Montescaglioso
Cronaca
dell’investitura del Mastro di Fiera.
2 OTTOBRE 1757
A cura di Ariberto
Salati
Con sommo
interesse ho appreso che le Associazioni culturali di Montescaglioso, con il
patrocinio del Comune, hanno recuperato l’antica e gloriosa fiera di S. Michele
Arcangelo.
Sono sicuro, con
questo mio lavoro, di aggiungere un tassello al mosaico della storia dell’Abbazia
e della “Universitas” di Montescaglioso.
L’oggetto
della mia trattazione segna il passaggio della gestione della Fiera dai PP.
Benedettini alla Universitas.
Riporterò la
cronaca della cessazione dell’investitura del Dr. D. Francesco Salati [1]
Mastro di Fiera eletto dai Rev. PP. Benedettini, a Mastro di Fiera eletto dalla
Regia Udienza Provinciale di Matera così come ci è stato tramandato il Notaio
Alessandro Palma di Pomarico, il 3 ottobre 1757.[2]
Premessa.
Nell'antichità le fiere nacquero spontaneamente come sodalizi commerciali per l’esigenze delle
popolazioni rurali di collocare i prodotti delle attività agricole e
artigianali.
Sorsero, in
concomitanza con importanti festività locali, intorno ai grossi centri
religiosi o ai crocevia delle grosse vie di comunicazione.
L’insufficienza,
però, delle strade di comunicazione e la mala sicurezza ostacolavano in vario
modo il commercio ma feudatari, Universitas e ordini religiosi concessero ai
mercanti protezione, esenzioni e privilegi.
Così, ogni
fiera si diede uno statuto che ne regolava la gestione, l’andamento e la
durata.
Come è noto,
a Montescaglioso la fiera si svolgeva a ridosso delle mura del Monastero
Benedettino ed iniziava il giorno della festività di S. Michele Arcangelo, il
27 settembre di ogni anno, ed aveva la durata di dieci giorni.
Il Santuario
assurse così ad un ruolo di primo piano come centro devozionale e commerciale, e
diede un decisivo impulso alla vita sociale, economica e religiosa non solo
alle popolazioni della Basilicata ma anche a quelle delle province vicine.
Voler
stabilire una data d’inizio di questo mercato è impresa non facile; dall’Abate
D. Serafino Tanzi, nella sua “Istoria cronologica” del monastero, scritta nel
1746, apprendiamo che nel mese di marzo 1115 la contessa di Montescaglioso,
Emma d’Altavilla, concesse all’Abate Crescenzio “in perpetuum” la potestà di
esercitare, nello spazio dei dieci giorni della fiera, la giustizia nelle cause
civili e la facoltà di esporre le proprie insegne, che il Tanzi così descrive:
“ Lance d’oro, spade dello stesso oro
infisse in uno scudo azzurro e l’immagine d’oro di S. Michele Arcangelo nello
stesso azzurro, erano soliti esprimere ogni volta la corona di conte, ma non il
bastone e la mitra o il berretto”.
Federico
d’Aragona re di Napoli (1497 – 1504) estese tale diritto alle cause criminali e
miste, con facoltà di decretare l’ultimo supplizio.[3]
Il monastero,
in conformità delle concessioni regge, ogni anno in occasione di detta fiera,
eleggeva un Giudice Vicario chiamato
“Magister Nundinarum” il quale durante i dieci giorni del mercato aveva
amplissima giurisdizione su tutto il territorio di Montescaglioso e pronunciava
sentenze in tutte le cause miste e di mero imperio fino alla domenica che
precedeva la festa dedicata a S. Michele Arcangelo.[4]
Tali diritti
esclusivi i PP. Benedettini li esercitarono fino all’anno 1757, cioè fino a
quando il marchese di Montescaglioso investì dell’argomento la Regia Udienza di
Matera, la quale chiese ai RR. Padri di esibire le patenti e i privilegi di cui
andavano fieri.
Sedeva,
allora, sul trono di Napoli quel Re che la storia e la letteratura ci hanno
tramandato come uno dei sovrani più illuminati d’Europa, Carlo III di Borbone,
che con la celebre prammatica del 1738 riformò la decadente amministrazione
della giustizia e nel 1741 concluse con Papa Benedetto XIV un concordato con il
quale si appianarono tutte le controversie giurisdizionali con la S. Sede.[5]
Certamente la
sentenza pronunciata dalla Regia Udienza di Matera in favore della tesi dell’ Ill.mo Marchese di
Montescaglioso chiarì una situazione insostenibile che si era creata con
l’Abate del Monastero e con i suoi predecessori; concesse al feudatario e alla
Civica Universitas un ruolo preminente nella organizzazione e nella gestione
della fiera in questione.
A tal
proposito vediamo cosa dice Giuseppe Salati nel suo libro “L’antica Gioi “ della
fiera della Croce che ancora oggi si tiene, con le dovute varianti, in quella
cittadina:
“ La bandiera
di detta fiera si inalberava in Gioi nel giorno 4 settembre di ciascun anno,
e tutti i
magnati e baroni dell’Università, compresi quelli del Cilento intero, i quali dietro
apposito invito sentivano l’obbligo di recarsi a Gioi, ed avevano l’onore di
accompagnarla.
Ogni anno si
nominava il Mastro di Fiera, il quale, precedendo la bandiera a suono di tamburo
e sparo di moschetteria, si recava sul posto e giudicava non solo durante i
quattro giorni di fiera, ma anche per gli altri undici giorni successivi,
avendo giustizia civile, commerciale ed anche criminale.
Per lo stesso
numero di giorni la bandiera restava esposta e custodita dai bargelli Baronali
e da altre guardie.
Nell’istessa
maniera e pompa, come si era portata, la bandiera veniva restituita al Palazzo
Baronale,dove restava esposta”. [6]
La cronaca
dei fatti:
2 ottobre
1757.
Al fine di
mettere in chiaro la controversia sorta tra il Feudatario (il marchese D. Camillo
Cattaneo) e l’Abbazia di S. Michele, il 2 ottobre 1757 si riunirono in
Montescaglioso dinanzi al regio notaio Alessandro Palma della terra di
Pomarico, al giudice a contratti e testimoni, sotto giuramento “ad Dei
Evangelia”, i signori:
Il sig. D. Antonio di Rugiero, Governatore[7]
e Giudice della città di Montescaglioso;
Il sig. Maurizio La Gamba di questa medesima città;
Il mag.co Notaro Giovan Battista Pace anche di questa città;
Angelo Antonio Cansoniero e Saverio Mulfè, “alguzzini della
Regia Udienza Provinciale di Matera”.
Il Sig. D.
Antonio di Rugiero asserisce che “ ieri il giorno dopo pranzo circa le ore 23 (
le ore 17 di oggi) il primo di questo suddetto corrente mese si portò dal Dr.
Sig. D. Francesco Salati di Matera, Mastro di Fiera di questa sud.a Città
(Montescaglioso) destinato prima dalli PP. Benedettini….ed avendolo ritrovato
sopra della casa ove reggeva la Corte,[8]
e propriamente nella casa delli medesimi PP. Benedettini dirimpetto al loro
Monastero, per comunicargli che nella Regia e Provinciale Udienza si era tenuto
un tribunale abbreviato alla presenza del sig. Preside, per discutere la causa
di giurisdizione del Mastro Mercato a seguito della vertenza sorta tra l’Ill.mo
Marchese della Città di Montescaglioso e i PP. Benedettini, i quali non avevano
esibito, “in esecuzione dei supremi Reali Ordini” i privilegi ordinati da S.M.
( Sua Maestà) “Dio Guardi”.
Per cui, il
Tribunale ha decretato che esso sig. D. Francesco Salati avesse desistito
dall’esercizio di Mastro di Fiera nominato dai PP. Benedettini e che il sig.
Salati doveva riassumere la giurisdizione di Mastro di Fiera come destinato
dalla Regia Udienza per la durata dei dieci giorni della Fiera di S. Angelo e
che a momenti gli sarebbero state spedite le “lettere patentali e una lettera
Regia dello stesso tribunale.
Il
governatore asserisce che da parte dell’ Illustre Marchese non vi era stata
alcuna difficoltà per tale nomina, anzi, vi era tutto il piacere e il consuolo,
che esso sig. Salati, Mastro Mercato eletto dai PP. Benedettini, avesse
iniziato a funzionare nell’ istesso Ufficio in nome della Regia Udienza e che
l’ Ill. Marchese non aveva alcun dubbio, anzi era sicuro e confidava nella di
lui probità e prudenza con la quale avrebbe trattato le cose senza dare
occasione a lagnanze e a ricorsi a ciascheduna delle parti” ( a Lui e alla R.
Udienza).
A tal
oggetto, appena gli sarebbero state presentate le lettere patentali doveva
iniziare a sottoscrivere gli atti giudiziari come delegato della R. Udienza e
per non suscitare gelosie doveva
cambiare il Camerlengo, [9] “la famiglia armata”
il Catapano[10] e ogni altro
Ufficiale a lui subalterno nell’ufficio di Mastro di Fiera. Doveva così
eleggere altre persone e far cessare quelle elette dai PP.Benedettini con lo
spedire lui le nuove Patenti.
E siccome non
vi era nessuna difficoltà nella sua persona così pure nella persona del mag.co
Marco Calcullo che poteva essere assunto come Mastro d’Atti.[11]
Ma al
contrario tutte le altre persone elette dai PP.Benedettini “non concorrendosi
vi ci s’incontrava tutta la difficoltà”.
Nel contempo
il Mastro Mercato nominato dalla R. Udienza non poteva risiedere e “tener
Corte” nella stessa casa ove aveva funzionato come Mastro di Fiera eletto dal
Monastero. Doveva quindi recarsi dal Sindaco perché questi avrebbe provveduto a
fornirgli una casa per “risiedere e reggere Corte” ed inoltre doveva “levare la
bandiera posta dai PP. Benedettini e defiggere i bandi da lui fatti effigere
come eletto dai RR. PP.
E ogni altra
cosa si rimetteva alla sua saviezza e prudenza.
Il Dr. Francesco Salati rispose che avrebbe eseguito
alla lettera tutto quanto gli avevano ordinato e con “tutto il suo piacere
avrebbe riassunto l’Ufficio di Mastro di Fiera destinato dalla R.Udienza, e che
avrebbe defisso i banni da lui fatti in precedenza, avrebbe levato la bandiera
dei PP. Benedettini e che avrebbe spedite le nuove nomine al Camerlengo, al
Catapano, e alla famiglia della corte del Mastro di Fiera.
Nel frattempo
giunsero: “ l’ Algoziono della R.Udienza Saverio Mulfè”, l’ Algoziono Angel’Antonio
Canzoniero, un Albanese e il Mag.co Notaio Giovan Battista Pace, erano le ore
23 e mezza (le ns. 17,30), l’Algoziono del Tribunale notificò al sig. Salati la
Lettera Regia e le Lettere Patentali spedite dalla R.Udienza.
Le Lettere furono ricevute con tutti gli
onori e riverenza dal sig. Salati, “il quale totalmente se le pose sopra la
capa”.
L’ Algozino gli chiese di dargli
riscontro di quanto gli aveva commissionato il Tribunale, il sig. Salati gli
rispose che sul dorso della patente gli avrebbe fatto “ l’osservanza, ed
avrebbe dato conto e riscontro al Tribunale dell’esecuzione con risposta, che
questa mattina gli avrebbe consegnata ad ore 14 “( le ns. 8).
Indi riprese a parlare con D. Antonio
Maria Ruggieri col Notaio G. B. Pace che egli stesso (Salati) avrebbe, d’ora
innanzi, provveduto alle cose su dette. Se ne andiede il mag.co Notaro Pace e
sopraggiunse D. Nunzio La Gamba con un’istanza scritta in nome della vedova
Vita Nicola Venezia di Montescaglioso comparendo dinanzi al Dr. D. Francesco
Salati come Mastro Mercato della Reggia Udienza nella causa di soddisfazione
dei medicamenti somministrati al q.m Lorito Venezia dalla Spezieria del Rev.
Monastero di S. Angelo.
Dopo di che il sig. D. Antonio Maria
Ruggieri si licenziò e se ne calò con D. Nunzio La Gamba.
Il sig. Salati li rassicurò che “d’ora
innanzi avrebbe provveduto alle cose succennate”.
Il 3 ottobre
Il giorno successivo il 3 di ottobre
sentirono la necessità di riunirsi nuovamente verso l’ora decima, circa le
quattro del mattino, e proprio nella casa dove il Mastro Mercato regge la Curia
davanti al Monastero di S. Michele Arcangelo, in pubblico testimonio e alla
presenza del Regio Notaio Alessandro Palma di Pomarico, al Giudice ai Contratti
Domenico Morano e testimoni per mettere in chiaro qunto si era detto e fatto il
giorno precedente:
Angelo
Antonio Cansoniero, Algozino del Regio Tribunale di Matera;
Il Dr. D.
Antonio Maria Ruggieri attuale Governatore e Giudice della Predetta città
(Montescaglioso);
Il Mag.co
Grazio Gatti, Sindaco;
Giovan
Domenico Motta, Eletto;
Il Mag.co
Notaio Giov. Battista Contangelo, Cancelliere di questa Mag.ca Università;
Il Mag.co
Notaio Ferdinando Nicola La Fratta;
D. Nunzio La
Gamba;
Angelo
Nicolò Cotugno;
Melchiorre
Piagno;
Giuseppe
Saverio Vinzi.
Nella stessa
casa si trova anche il mag.co Marco Calcullo, qualificatosi Mastro d’Atti delle
Nundive (mercato) in nome della R. Udienza, al quale l’Algozino Angelo Antonio
Canzoniero consegna una lettera chiusa ed ha “pronunciato l’istanza di voler
ivi la Persona di D. Francesco Salati, Mastro di Fiera in nome della R.
Udienza” al quale deve notificare gli ordini del Tribunale.
Adesso
avremo l’occasione di “assistere” alla cerimonia d’investitura di Francesco
Salati a Mastro di Fiera della Regia Udienza.
Il Marco
Calcullo si è partito dalla casa curiale avanti di noi, ed è entrato nel
Monastero dei PP. Benedettini, doppo un poco è tornato accompagnato col d.o
Sig. D. Francesco Salati ed avanti di noi predetti il sud.o Algoziono li ha
consegnata a d.o Sig. Salati una lettera con suggello volante dell’Ill.mo Sig.
Preside, quale lettera lettasi da d.o Sig. Salati, ha detto: Ecco, che la mia
relazione è capitata in Tribunale, e seguitando a leggere ha detto: li Banni
Pretorii sono già fatti col titolo di S.M. (Dio guardi), e con quello del Sig.
Preside Provinciale, ed ha detto al sud.o Marco Calcullo, che l’avesse fatto
osservare a tutti essi predetti costituiti, come ave eseguito il sud.o Marco
Calcullo, cacciando fuori dalla sua sacca un foglio, nel quale sul principio vi
stà il titolo di S.M. (Dio guardi) di poi il titolo dell’Ill.mo Sig. Preside,
appresso più capi di Banni, ed indi la firma di d.o S. D. Francesco Salati,
firmandosi: Magister Nundinarum Nomine Regae Audienze, così pure di Marco
Calcullo Magister Actus Nomine Regae Audienze.
Dopo di che
il sud.o Algozzino ha risposto che essendo lui il giorno precedente stato a
notificare con un altro Algozzino al Sig. Salati il Decreto della R. Udienza e
portatali la patente di Mastro di Fiera in nome della R.Udienza, e quella
consegnata al sig. Salati, li disse che l’ordine del Tribunale dato al
Algozzino che le risposte l’avesse portate esso Algozzino, e il Sig. D. Ciccio
mi disse, che a quattordici ore di ieri mattina mi avrebbe consegnate le
risposte, ed avendo io assistito fin all’ore sedici, mi disse, che le aveva
mandate per altro corriere suo, e tornatamene ieri nel Tribunale con avere riferito al sig. Capo Ruota tutto questo, detto
Ministro mi voleva carcerare, onde mi ha imposto, che la risposta di quest’ordine
(presentato) in presenza di tutti questi testimoni la dessina in mano mia per
tutte l’ore venti, dovendomi trovare in Tribunale per le ore ventidue di questa
giornata, e perciò me ne protesto avanti loro Sig.ri, al quale esso sig. Salati
ave risposto volerlo disbrigare per detto tempo. Di poi ha risposto il Sig.
Governatore dicendo, che non importava d’aver fatti li banni col titolo di
S.M., dell’Ill.mo Sig. Preside colla sua firma di Magister Nundinazione
nominato dalla Regia Udienza se li teneva in sacca il Sig. Marco Calculli, in
sequela di qual discorso il Sig. Marco Calculli, l’ave subito affissi nel muro
interiore di detta Casa bene in vista da essi istituiti,… de quò fatemur.
E di più il Sig.
Governatore ha detto che si levasse dal pubblico la bandera, e perché in quella
vi è l’impresa dei Padri Benedettini ed a tenore dell’ordine della Regia Udienza deve
starci la Bandiera coll’imprese di S.M.( Dio Guardi) a quelle parole ha
risposto il sud.o Sig. Mastro di Fiera, che in quella Bandiera vi erano l’imprese
e l’armi dei Re predecessori, onde dal Mastro di fiera si è fatto spiegare ed
aprire la Bandiera, e si è visto, ed osservato l’effige di S. Benedetto, non
già l’Arme dell’attuale Regnante S.M. (Dio guardi), onde il Sig. Governatore ha
detto: Ecco la verità, questa è l’effige di S. Benedetto, e non ci sono le
Reali imprese di Carlo di Borbone, il Re nostro Signore (Dio guardi).
E così il
Sig. Salati, Mastro di Fiera ave ordinato togliersi dal pubblico la Bandiera,
in presenza di detti costituiti, ed che a seguito de quò testamur, dicendo
volerci mettere altra Bandiera con l’effige di S.M. se ne trovasse qui, oppure
si faceva fare dal Pittore, che lui ce la metteva.
Indi poi
esso mag.co Sindaco ha detto di riconoscere la Persona di D. Francesco Salati
come Mastro di fiera in nome della Regia Udienza e come tale pronto ad ubbidire
ad ogni suo dire, offrendosi prontissimo a dargli tutta l’assistenza, e le genti
di servizio secondo lui starebbe per ordinare, e il sig. Mastro di Fiera ha
risposto che l’avrebbe richiesto, e che aveva già spedite alcune patenti col
titolo di S.M., e dell’ Ill.mo Sig. Preside, ed in esse aveva detto, che per
tale ragione ogn’uno lo riconosca, e gli da aiuto e favore; il Mag.co
Sindaco ave replicato esser pronto all’obbedienza.
Di tutto quel
discorso rispettivamente tenuto a richiesta del ma.co Erario della Marchesale
Camera, se n’è formato il presente pubblico atto per futura cautela e per la
verità delle cose predette…..
E così hanno
giurato.
Presenti:
Domenico Morano Reggio Giudice ai Contratti; Giuseppe Domenico de Chijo; Nicola
Antonio Primavera; Saverio de Vetere da Matera ed altri.
[1]
Francesco Salato – nacque a Pomarico
l’ 8 marzo 1696, da Stefano Salato e Caterina Giannullo, si laureò a Napoli in
U.J. il 27 Giugno 1719. Da A.S.N.- Collegio dei dottori – Vol. 58-Fascicolo
92-fol. 2-3v.
[2]
Archivio di Stato di Matera (A.S.M.) – Protocolli notaio A.Palma di Pomarico a.
2-10-1757- Coll. 418.
[3]
Ab. Serafino Tansi -HISTORIA CRONOLOGICA MONASTERII "S. MICHAELIS
ARCHANGELI" Montis Ceveosi - congregationis Casinensis Ordinis Sancti
Benedicti ab anno MLXV ab annum MCDLXXXIVecc. Neapoli, MDCCXLVI-Ex typografia
abbatiana. pag- 45. -
[4]
Historia Cronologica Monasterii S.Michaelis Archangeli ecc. o.c. – Arcangelo
Copeti -Notizie della città e di cittadini di Matera- a cura di Mauro Padula e
Domenico Passarelli. Pag. 183.
[5]Domenico
Martuscielli - Storia del Regno delle Due Sicilie - Napoli 1836- presso g. De
Bonis. -pag.313.
[6]
Giuseppe Salati- “L’Antica Gioi”- Notizie storiche – MCMXI – Ditta editrice La
Meridionale di Bari- pag. 79-
[7]
Governatore: Le Corti locali
sostituirono gli Ufficiali Baronali che furono anche chiamati Governatori,
Viceconti, Viceduchi ecc…, che a loro volta sostituirono gli antichi baiuli e
Camerlenghi….Erano costituite dal Governatore e da uno o due Mastrodatti.
[8]
La Corte del Mastro di Fiera era così composta: Mastro d'atti, Camerlengo,
Catapano, Ufficiale subalterno, Famiglia Armata.
[9] Camerlengo: era preposto alla
sorveglianza della città nelle ore notturne……” e come tale aveva la facoltà di
carcerare, ed escarcerare ogni persona, che in tempo di notte evesse trovato
senza sua speciale licenza e che l’avesse trovato facendo qualche disculezza,
mentre in mano sua aveva la chiave delle carceri”. Da A.S.N. Fondo monasteri
soppressi – Vol. 5676, foll.50v-52v.
[10] Catapano (o catepano): (dal greco katà “sopra” e pán “tutto”,
cioè in termini moderni soprintendente)
Nome che nei secoli X e XI veniva dato al funzionario dell’amministrazione civile e militare bizantina nelle Puglie, con sede a Bari.
Veniva nominato per un breve periodo, solitamente due o tre anni, dall’imperatore bizantino ed era investito di amplissimi poteri, quali il comando delle forze armate di terra e di mare, l’amministrazione della giustizia tra laici e tra laici ed ecclesiastici (solitamente giudicava in grado di appello, ma eccezionalmente anche in prima ed ultima istanza) ed aveva competenza esclusiva per i reati di lesa maestà.
Come capo dell’amministrazione civile provvedeva a sovrintendere a lavori di straordinaria amministrazione, quali ad esempio il restauro o la fondazione di mura cittadine e la difesa dei privilegi del clero. Provvedeva ad imporre e a far riscuotere tributi (stratia o militia) e decideva sulle esenzionie sui privilegi fiscali. Il Catapano era coadiuvato da fedeli collaboratori, che non erano titolari di uffici determinati, ma si rendevano disponibili ad espletare gli incarichi suggeriti dalle necessità del momento o richiesti dal Catapano. Caduto il dominio bizantino, il Catapano divenne un magistrato con funzioni analoghe, prima in Sicilia e poi nel Napoletano......
Nome che nei secoli X e XI veniva dato al funzionario dell’amministrazione civile e militare bizantina nelle Puglie, con sede a Bari.
Veniva nominato per un breve periodo, solitamente due o tre anni, dall’imperatore bizantino ed era investito di amplissimi poteri, quali il comando delle forze armate di terra e di mare, l’amministrazione della giustizia tra laici e tra laici ed ecclesiastici (solitamente giudicava in grado di appello, ma eccezionalmente anche in prima ed ultima istanza) ed aveva competenza esclusiva per i reati di lesa maestà.
Come capo dell’amministrazione civile provvedeva a sovrintendere a lavori di straordinaria amministrazione, quali ad esempio il restauro o la fondazione di mura cittadine e la difesa dei privilegi del clero. Provvedeva ad imporre e a far riscuotere tributi (stratia o militia) e decideva sulle esenzionie sui privilegi fiscali. Il Catapano era coadiuvato da fedeli collaboratori, che non erano titolari di uffici determinati, ma si rendevano disponibili ad espletare gli incarichi suggeriti dalle necessità del momento o richiesti dal Catapano. Caduto il dominio bizantino, il Catapano divenne un magistrato con funzioni analoghe, prima in Sicilia e poi nel Napoletano......
[11]
Mastro d’atti: -addetto alla
registrazione delle diverse pratiche amministrative e di contabilità. Da A.
Copeti-notizie ecc. o.c.

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